A partire dall’edizione 2012 del Giro delle Creste è stato intitolato alla memoria del giovane Stefano Ferrari.
Noi tutti vogliamo ricordare un caro amico, che a soli 15 anni ci ha lasciato. Dedicargli questa manifestazione ci è sembrata una sorta di preghiera che gli rivolgiamo, insieme ai tanti alpinisti che non sono più tra noi, affinché proteggano il cammino di chi ama e rispetta la montagna.

“Stefano era un ragazzino di 15 anni, diverso da tanti ragazzi di oggi, tutti playstation e cellulare. Non andava matto per la scuola e per lo studio, mal sopportava lo stare in casa per intere giornate, non era attirato da computer e tecnologia. D’altro canto, qualsiasi attività si potesse fare all’aria aperta era per lui fonte di felicità, dalla semplice passeggiata in paese alle camminate di più giorni fra i vari rifugi valligiani.
Amava uscire con gli amici, ma spesso anche da solo e talvolta di nascosto se ne andava a fare passeggiate nel bosco. 
Era un ragazzo sicuro di se, con tante idee per il futuro, prima su tutte quella di diventare un giorno maestro di sci e guida alpina, o di gestire un rifugio d’alta quota. Questa sua profonda passione per la montagna lo spingeva a cercare informazioni su qualsiasi cosa la riguardasse, dalle previsioni meteo giornaliere agli articoli di noti alpinisti, dai video e film di sciatori estremi e grandi arrampicatori agli ultimi ritrovati in tecnologie e abbigliamento tecnico. In casa, ogni suo pensiero e gesto erano rivolti alle alte cime.
Aveva il sogno di potersi trasferire un giorno in Nepal per poter vedere e provare le più alte vette al mondo, per assecondare il suo istinto “selvaggio” di esploratore di mondi diversi. Nei suoi pochi anni di vita aveva comunque conquistato gran parte delle montagne nostrane e calpestato tantissimi sentieri, spinto da una passione che lo portò all’età di 10 anni ad affrontare tutta la catena del Castellaccio e cima Payer, il Corno Marcio e il lago d’Aviolo; a 11 anni compì diverse escursioni con le ciaspole tra i monti pisognesi e dalignesi, raggiunse la cima Salimmo e tentò la salita alla cima dell’Adamello (tentativo fallito causa maltempo).
A 12 anni andò a buon fine la “missione” intrapresa l’anno precedente con la raggiunta della cima Adamello, seguita da numerose escursioni al bivacco Linge, ai Laghetti di Monticelli, al Corno di Casamadre e sul Trentapassi.
 A 13 anni sfumò per un soffio l’arrivo sulla cima del monte Cevedale, ma raggiunse comunque il bivacco Regosa e il bivacco Saverio Occhi.
A 14 anni invece affrontò per la seconda volta il Sentiero dei Fiori con le nuove passerelle sospese, il passo Pietra Rossa e le Bocchette della Val Malsa.
 
Avrebbe voluto sicuramente fare tante altre esperienze e affrontare sempre nuove emozioni, cose che la montagna gli sapeva dare, ma purtroppo la malattia glielo ha impedito, solo fisicamente, perché con la testa e il cuore era sicuro che un giorno sarebbe riuscito a realizzare ogni suo sogno e raggiungere le mete che si era prefissato per il prossimo anno: il San Matteo, il Gran Zebrù e il Monte Rosa.”
    
 
   

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